COMUNICATO
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08 Febbraio 2019
In Irlanda la violenza psicologica è reato. A quando una legge anche in Italia?
È in vigore da inizio anno, in Eire, il Domestic Violence Act 2018, che introduce una pena detentiva fino a cinque anni per chi viene riconosciuto colpevole di “controllo emotivo”.
In Italia, su questo tema, assistiamo ancora a una discriminatoria oscillazione giurisprudenziale. Secondo Global Humanitaria Italia Onlus è il momento di seguire l’esempio irlandese anche nel nostro Paese.

 

Milano, 8 febbraio 2019. In Irlanda la violenza psicologica è diventata un reato a tutti gli effetti, punito con cinque anni di reclusione. Dal 1° gennaio 2019, infatti, in Eire è entrato in vigore il Domestic Violence Act 2018, nato per proteggere anche le vittime di “coercive control” in ambito domestico.

 

Il ministro irlandese della Giustizia Charlie Flanagan ha spiegato che la legge «riconosce l’effetto del controllo emotivo in una relazione intima e la sua nocività per le vittime proprio quanto il sopruso fisico. Questa nuova norma manda un messaggio preciso: la società non tollererà più la violazione della fiducia commessa da un partner contro l’altro in un contesto intimo».
 
Quello della violenza psicologica, insomma, è un fenomeno criminoso di cui sono vittime, spesso inconsapevolmente, le donne, ma anche gli uomini e i minori. Sono ogni giorno milioni i casi in cui viene esercitata questa forma subdola di abuso psicologico che si manifesta con un esercizio di potere e controllo distruttivo e potente da parte di un soggetto su un altro.
E l’Italia, a cui manca una norma chiara e univoca come quella irlandese, non ne è di certo immune, purtroppo.

 

Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, l’abuso emotivo è un problema che riguarda 4 donne su 10, ovvero oltre 8,3 milioni di italiane (il 40,4%).
 
«Una precisa disposizione legislativa in tema di violenza psicologica, analogamente a quanto avvenuto in Irlanda (con riserva di esaminare nel dettaglio la riforma) – ha commentato l’avvocato Silvia Belloni, consigliera dell'Ordine degli avvocati di Milano, parte del Comitato diritti umani, da anni impegnata con Global Humanitaria nell’ambito del progetto “La violenza psicologica uccide. fermiamola ora!” – potrebbe introdurre anche in Italia ulteriori sostegni alle vittime di questo tipo di violenza e canali di tutela più incisivi rispetto a quelli esistenti. Le associazioni come Global Humanitaria, che da anni si battono ogni giorno per sensibilizzare il pubblico e le istituzioni su questo importante tema e concretamente danno supporto alle vittime di violenza psicologica, potrebbero trovare la giusta valorizzazione del loro impegno e ricevere magari anche aiuti concreti per i loro interventi. Ciò che appare particolarmente discriminatorio oggi in Italia è l’oscillazione giurisprudenziale sul punto: il fatto che alcuni giudici accordino protezione a vittime di violenza psicologica e altri no non giova alla corretta protezione delle vittime che denunciano le condotte subite».

 

In Italia l’orientamento giurisprudenziale non è ancora netto. La Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n.10959 del 29.1.2016 ha stabilito che l’espressione violenta alle persone tipica della violenza domestica superi la condotta di aggressione fisica e vada intesa in senso allargato, ricomprendendo tutte le aggressioni psicologiche ed economiche. Il legislatore italiano, inoltre, all’art. 90 quater del Codice di Procedura Penale, definisce vittima vulnerabile la persona offesa che sia affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall'autore del reato, in tal modo valorizzando la dipendenza psicologica ai fini della protezione rafforzata delle vittime vulnerabili. E così abbiamo giudici che da anni recepiscono lo stesso principio e accordano tutela alle vittime di violenza in tutte le sue forme. Ma manca ancora una disposizione legislativa univoca e precisa che, come accade da oggi in Irlanda, punisca la violenza psicologica senza ricorrere ad interpretazioni soggettive di norme e sentenze.

 

«Il fenomeno della violenza psicologica è difficile da inquadrare giuridicamente, non soltanto perché in Italia manca ancora una legge che lo affronti nella sua complessità e varietà di sfaccettature, ma anche perché in molti casi le vittime stesse non riescono a rendersi conto di trovarsi alle prese con una vessazione di questo tipo – conclude Simona Ingellis, direttore di Global Humanitaria Italia Onlus –. La violenza psicologica, infatti, si manifesta con comportamenti, frasi e ricatti di vario tipo, ripetuti nel tempo, che spesso non vengono nemmeno denunciati dalle vittime. Vere e proprie tattiche vessatorie che ritroviamo in varie forme: donne che vivono all’ombra di un manipolatore, giovanissimi che subiscono episodi di bullismo, dipendenti che soccombono a situazioni di mobbing sul posto di lavoro. Quando parliamo di violenza psicologica parliamo di un'aggressione subdola, perché anche se non lascia segni sul corpo può lasciare tracce distruttive sulla psiche. Con il nostro progetto “La violenza psicologica uccide. Fermiamola ora!” vogliamo dare coraggio a chi ha bisogno di aiuto e mettere a disposizione strumenti e soluzioni utili a trovare la via d’uscita dal problema. In attesa di una legge dello Stato che riconosca questo reato anche in Italia».
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