18 Luglio 2007
Tivù
Ue chiede all’Italia di conformarsi alle norme Ue sulle comunicazioni elettroniche

L’esecutivo Ue ha inviato all’Italia una richiesta formale “affinché la normativa italiana in materia di radiotelediffusione sia resa conforme con il quadro normativo comunitario relativo alle comunicazioni elettroniche”. Secondo la Commissione Ue ” la normativa italiana che disciplina il passaggio dalla tecnica di trasmissione terrestre analogica a quella digitale introduce restrizioni ingiustificate alla prestazione di servizi di radiotelediffusione e attribuisce vantaggi ingiustificati agli operatori analogici esistenti “. In sostanza la legge Gasparri potrebbe discriminare i nuovi operatori. “La situazione attuale per quanto riguarda le trasmissioni in tecnica analogica, dove solo un numero ristretto di operatori è in grado di competere nel mercato dei servizi di radiotelediffusione, rischia di riprodursi nel settore della televisione digitale terrestre, il che significa continuare a offrire minori possibilità di scelta ai consumatori italiani ” sottolinea la Ue, che precisa che la richiesta all’Italia è stata trasmessa sotto forma di parere motivato, seconda fase della procedura di infrazione prevista dall’articolo 226 del trattato CE.  La Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora nel luglio del 2006. Ora il nostro paese ha due mesi di tempo per prendere “le disposizioni necessarie per conformarsi al parere motivato “. In caso contrario la Commissione può decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee .  Secondo la Ue “a quasi un anno dall’invio della lettera di costituzione in mora, quindi, l’Italia non ha ancora notificato alcun concreto provvedimento inteso a rimediare alle questioni su cui la Commissione ha formulato le sue riserve”. Il disegno di legge Gentiloni, che potrebbe cambiare le cose, è ancora all’esame del Parlamento italiano, “che tuttavia non lo ha ancora adottato”.

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