Unità addio

“Hanno ucciso l’Unità” . Con questo titolo da prima pagina si conclude l’avventura del quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci . L’ultima edizione è quella di mercoledì 30 luglio 2014, mentre il 31 luglio è previsto un numero in cui verranno spiegate le cause della fine della testata. Per protesta, molte delle pagine interne di oggi sono bianche : “ La verità, inutile girarci intorno, è che il Pd non ha fatto molto per impedire che l’Unità cadesse di nuovo nel buio della chiusura” , ha detto il direttore, Luca Landò. L’informazione italiana perde così, per le contingenze di crisi e per incapacità editorial-industriale, una delle sue realtà storicamente più significative, capace di ospitare nei suoi anni migliori, quelli del secondo dopoguerra, firme come Cesare Pavese, Italo Calvino, Luigi Pintor e Rossana Rossanda. Negli anni ‘70, la tiratura raggiunse le 240mila copie, ma già nel decessio successivo si verificò il primo reflusso – ideologico e di lettori -, con un calo delle vendite del 40% nonostante iniziative editoriali di rilievo come gli allegati Tango (settimanale satirico) e Cuore (che poi si emanciperà dal quotidiano). La caduta del Muro di berlino, lo sciglimento del Pci e l’avvento del Pds indebolirono ulteriormente la testata all’inizio degli anni ‘90, quando cominciarono anche i primi guai finanziari, a causa del venir meno del finanziamento diretto del più importante partito della sinistra europea. La prima chiusura, temporanea e parziale, avvenne nell’estate del 2000 , quando l’Unità , dal 29 luglio al 23 agosto, fu attiva solo online. L’anno successivo, una cordata di imprenditori rilanciò il quotidiano, che riprese quota e nell’estate del 2006 tirava ancora 70mila copie, nonostante una serie di dissidi interni. L’ultimo lustro è stato invece un susseguirsi di stati di crisi, proprietà disparate, riorganizzazioni grafiche e redazionali, polemiche sui possibili nuovi acquirenti, sui direttori (da Padellaro a De Gregorio, fino a Sardo e Landò) e sul futuro sempre più incerto. La tiratura della primavera 2014 si ferma a 60mila copie, con le vendite a quota 21mila e il prestigio della testata totalmente dilapidato. Scende così il sipario su uno dei giornali chiave del ‘900 italiano: il secolo breve è ormai lontano, l’Unità non è di questo tempo.

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