
Con un fatturato di 83 miliardi di euro (+55% dal 2015) e 27 miliardi di Valore Aggiunto, la filiera HVAC+R si conferma un motore di crescita eccezionale per l’Italia. Il comparto sostiene oggi 400 mila occupati e vanta un moltiplicatore economico di 3,53, capace di generare un impatto complessivo di quasi 93,5 miliardi sul sistema-Paese entro il 2030.
Milano, 24 marzo 2026 – Presentati oggi all’inaugurazione della 44a edizione di MCE – Mostra Convegno Expocomfort i dati del Rapporto Strategico di TEHA Group (The European House-Ambrosetti) dal titolo “Un settore in trasformazione. Le sfide della filiera HVAC+R nella transizione energetica”.
I principali indicatori di performance evidenziano la rilevanza strategica del settore HVAC+R: nel 2024 in Italia la filiera estesa HVAC+R, che comprende l’ambito delle aziende a monte, specifiche del settore e quelle a valle, ha generato circa €83 miliardi di fatturato (+55% vs. 2015) e €27 miliardi di Valore Aggiunto (+59%), sostenendo circa 400 mila occupati (+20%). “Analizzando l’evoluzione nell’ultimo decennio, la filiera estesa del settore HVAC+R evidenzia una dinamica di crescita superiore in termini di fatturato, Valore Aggiunto e occupazione, sia rispetto alla media nazionale sia alle medie di industria e servizi, con un differenziale di crescita significativo sul Valore Aggiunto (rispettivamente +26,5 p.p., +20,4 p.p. e +30,8 p.p.)” – afferma Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Responsabile Area Scenari e Intelligence di TEHA Group
Il ruolo del settore degli edifici all’interno della transizione energetica
“Il settore degli edifici rappresenta un ambito fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica data la sua rilevanza sui consumi finali e sulle emissioni nazionali. – prosegue Tavazzi – Il settore degli edifici rappresenta infatti in Italia il 41% dei consumi finali di energia ed è il 4° settore per emissioni di CO2-eq.”.
La necessità di promuovere l’efficienza degli impianti HVAC+R è confermata dalle caratteristiche del parco immobiliare: la distribuzione APE a gennaio 2026 evidenzia una forte concentrazione nelle classi C–D–E (pari al 32,8% nel residenziale e al 38,5% nell’Edilizia Pubblica Residenziale), rendendo le classi energetiche intermedie potenziali target prioritari in cui promuovere interventi di efficientamento energetico con l’obiettivo di rendere l’intero parco edilizio più sostenibile e ottimizzare consumi e costi.
“La transizione nel settore edilizio ha infatti una dimensione sociale rilevante, se consideriamo che nel 2024 quasi il 10% delle famiglie ha avuto difficoltà a riscaldare adeguatamente la propria abitazione.” – evidenzia Massimiliano Pierini, Managing Director di RX Italy, che ha commissionato il Rapporto Strategico – “Il dato evidenzia un tema di povertà energetica e rafforza l’idea che l’efficienza degli edifici non serva solo a ridurre emissioni e consumi, ma anche a tutelare il benessere e l’accessibilità economica dei servizi energetici essenziali.”.
La rilevanza economica e occupazionale della filiera HVAC+R per il sistema-Paese
Negli ultimi 10 anni la filiera estesa HVAC+R ha rappresentato un motore di crescita rilevante per il sistema-Paese, collocandosi al 5° posto tra i settori manifatturieri per incidenza sulla crescita del PIL (2,0%) e 3° per variazione dell’incidenza sul PIL (+0,23). Il contributo della filiera HVAC+R sul sistema-Paese risulta in crescita e significativo anche a livello occupazionale, posizionandosi al 2° posto tra i settori manifatturieri per incidenza sull’occupazione (2,4%) e al 3° per variazione relativa dell’incidenza (+0,05). L’incidenza della filiera sul totale degli occupati è rimasta stabile, dal 2,10% nel 2015 al 2,15% nel 2024, evidenziando una capacità di resilienza superiore a quella di altri comparti industriali.
I macrotrend e i fattori di trasformazione nel settore edilizio
L’evoluzione del quadro normativo ha premiato gli edifici energeticamente efficienti, con un differenziale di valore di mercato in forte crescita rispetto agli edifici da ristrutturare (+80%, quasi raddoppiato rispetto al 2018). Tale dinamica pone alla filiera HVAC+R la sfida di rispondere con soluzioni tecnologiche integrate e smart, in un contesto in cui il mercato italiano della Smart Home è cresciuto di oltre 5 volte nell’ultimo decennio ed è previsto crescere con un CAGR del 12,4% fino al 2030.
“Alla luce di ciò, si evidenziano alcuni fattori di trasformazione che presentano al contempo rischi e opportunità per la competitività della filiera. – prosegue Tavazzi – La crescente complessità tecnologica evidenzia un forte rischio di skills mismatch, con il 61% delle aziende che riscontra difficoltà di reperimento di figure specializzate, dovuta principalmente alla mancanza di candidati (62%) e alla crescente rilevanza delle competenze green, richieste da oltre 8 aziende su 10.”.
“Si tratta di un tema ricorrente della proposta contenutistica che ha condotto alla 44a edizione di MCE – evidenzia Pierini – la necessità di figure professionali specializzate nella gestione e integrazione delle tecnologie smart negli edifici. Tra queste figurano progettisti e ingegneri specializzati in sistemi energetici avanzati, tecnici installatori con competenze digitali, specialisti in soluzioni smart e figure specializzate nei sistemi BACS e domotica come i system integrator, responsabili dell’integrazione tra le diverse tecnologie presenti negli edifici. Lo sviluppo di queste competenze rappresenta un fattore chiave su cui la filiera deve accelerare per sostenere l’evoluzione del settore edilizio e la competitività della filiera nel lungo periodo.”
Ambiti di intervento per rafforzare la competitività
Il Rapporto Strategico TEHA Group rileva poi come l’evoluzione verso edifici sempre più digitali ed efficienti richieda alla filiera HVAC+R un salto di qualità anche in termini di programmazione industriale.
“Il rilancio della competitività industriale deve passare attraverso tre interventi prioritari: la stabilizzazione del quadro normativo su un orizzonte al 2030, l’evoluzione verso un sistema di «competenze a livello d’impresa» per tutelare gli investimenti delle PMI e la partnership strategica con il sistema ITS Academy per formare i professionisti del futuro.” – propone Pierini. Secondo le stime, entro il 2030 tali misure potrebbero consentire di salvaguardare circa €13 miliardi di Valore Aggiunto per la filiera, con un impatto totale per il sistema-Paese pari a circa €46 miliardi.
L’analisi what-if stima gli impatti potenziali derivanti dall’assenza di un framework di supporto alla competitività della filiera HVAC+R in Italia, mettendo a confronto due traiettorie alternative di evoluzione del Valore Aggiunto al 2030, a partire dal livello osservato nel 2024 (pari a €26,5 miliardi per la filiera estesa): nel worst-case scenario(scenario di non intervento), si assume che la filiera prosegua lungo la dinamica più recente, incorporando il tasso di decrescita 2023–2024 e le previsioni 2024–2025 e 2025–2026 (entrambe in decelerazione). In questa traiettoria, il Valore Aggiunto della filiera al 2030 si attesterebbe a circa €23,0 miliardi, con una perdita di PIL di €3,5 miliardi rispetto al 2024. Nel best-case scenario (scenario di intervento), si ipotizza invece un ritorno a una crescita in linea con il CAGR degli ultimi 10 anni, rappresentando una traiettoria di continuità rispetto al decennio precedente. In questo caso, il Valore Aggiunto della filiera al 2030 raggiungerebbe circa €36,2 miliardi, corrispondente ad un aumento del PIL nazionale di €9,7 miliardi rispetto al 2024. Considerando congiuntamente la perdita diretta del worst-case (€3,5 miliardi) e la mancata generazione di Valore Aggiunto rispetto alla traiettoria best-case (€9,7 miliardi), lo scenario evidenzia un valore a rischio per la filiera al 2030 pari a circa €13 miliardi di Valore Aggiunto.
Applicando il moltiplicatore del Valore Aggiunto della filiera (pari a 3,53 per ogni euro investito), l’impatto complessivo sul sistema-Paese si tradurrebbe in circa €45,8 miliardi di Valore Aggiunto a rischio, di cui €13 miliardi come impatto diretto sulla filiera e circa €32,8 miliardi come effetti indiretti e indotti attivati (o, in questo caso, potenzialmente persi) nel resto dell’economia.