20 Aprile 2026
MCE Lab guida i condomini all’autoconsumo collettivo: come avviare l’impianto fotovoltaico condiviso

Energia messa a disposizione dai servizi comuni: il fotovoltaico può diventare unopportunità di generazione distribuita e di condivisione per la comunità energetica condominiale.
Milano, 17 aprile 2026 – Da gennaio 2024, grazie al Decreto MASE n. 414 del 07/12/23, i condomini italiani possono sviluppare comunità energetiche rinnovabili e autoconsumo diffuso, riducendo significativamente le bollette non solo per le parti comuni, ma potenzialmente anche per le utenze domestiche.
MCE Lab, il punto di riferimento per il comfort abitativo e l’efficientamento energetico promosso da MCE – Mostra Convegno Expocomfort recentemente svoltasi in Fiera Milano, ha sintetizzato gli step per realizzare un impianto fotovoltaico condiviso sul tetto condominiale.
Il meccanismo si basa sulle regole introdotte già nel 2020 dalla legge 8: i condòmini si uniscono per produrre, condividere e consumare energia rinnovabile attraverso la rete elettrica esistente. – sottolinea la prof.ssa Annalisa Galante, docente di Fisica Tecnica Ambientale presso il Politecnico di Milano e referente per MCE Lab – Lenergia prodotta può essere destinata anche ai singoli appartamenti, non solo ai servizi comuni ma ovviamente spetta ai singoli utenti decidere se mantenere il proprio fornitore o aggregarsi a quello dell’autoconsumo.”
Per avviare l’autoconsumo collettivo occorrono almeno due partecipanti nello stesso edificio, uno spazio libero sul tetto (preferibilmente esposto a sud, sud-est o sud-ovest, senza ombreggiamenti) e un impianto da fonti rinnovabili.
L’amministratore di condominio avvia il processo illustrando il meccanismo: la delibera assembleare, approvata con maggioranza degli intervenuti rappresentante almeno la metà del valore dell’edificio (Art. 1136 comma 2 c.c.), prevede la progettazione tecnica dimensionata sui consumi previsti, seguita da installazione e registrazione sul portale GSE.
Le utenze comuni possono essere collegate direttamente all’impianto e l’energia in eccesso viene venduta con un contratto di ritiro dedicato o al libero mercato. L’energia prodotta dall’impianto e contemporaneamente consumata dagli aderenti, dà diritto agli incentivi del GSE e sarà l’assemblea dei condòmini aderenti che deciderà come usarli.
I contributi economici possono essere di tre tipologie:
•         incentivazione dell’energia elettrica condivisa incentivabile (CACI);
•         valorizzazione dell’energia elettrica autoconsumata, ovvero un corrispettivo unitario relativo alla tariffa di trasmissione a cui può aggiungersi un contributo relativo alle tariffe di distribuzione e alle perdite di rete;
•         ricavo derivante dalla cessione dell’energia elettrica immessa in rete, che spetta al produttore (mentre i precedenti due spettano al Referente) e può derivare dal GSE nel caso in cui si scelga il ritiro dedicato o da un intermediario commerciale nel caso in cui si venda l’energia sul libero mercato.
Per un periodo di 20 anni viene riconosciuto dal GSE un corrispettivo unitario per ciascun kWh di energia elettrica incentivata (tariffa premio) e autoconsumata (contributo di valorizzazione).
La tariffa premio/incentivante viene calcolata sommando una quota fissa, una variabile e un coefficiente, che dipendono da tre parametri:
•     la potenza degli impianti, suddivisi in tre scaglioni, privilegiando gli impianti di taglia più piccola;
•     il Prezzo Zonale orario dell’energia elettrica (Pz) che contribuisce alla definizione della parte variabile, aumentando al diminuire del prezzo di mercato dell’energia;
•          un massimale rispetto alla collocazione geografica dell’impianto, per bilanciare i diversi livelli di insolazione, introducendo un fattore di correzione da applicare alle regioni del Centro e del Nord Italia.
I condòmini non aderenti sono esonerati dalle spese, ma rinunciano ovviamente agli incentivi GSE.” – conclude Galante.