Il linguaggio delle midterm americane 2026

Diesis | Analisi del linguaggio politico

Abbiamo confrontato il linguaggio di 54 candidati in 27 sfide per il Senato, la Camera e i posti di governatore, per capire che cosa distingue chi vince da chi perde nella stessa sfida. I valutatori hanno lavorato su schede anonime.

19 su 27sfide in cui il vincitore lega il messaggio alla vita locale più dello sconfitto
14 a 2sfide in cui il vincitore nomina destinatari più precisi, contro quelle in cui li nomina lo sconfitto
14 a 3sfide in cui la storia personale del vincitore rende la promessa più credibile, contro quelle in cui accade allo sconfitto
8 a 10sfide in cui il vincitore fa promesse più specifiche, contro quelle in cui le fa lo sconfitto: la promessa non distingue
Come leggere questi dati. I punteggi sono giudizi qualitativi sul linguaggio dei materiali raccolti e lasciano fuori il resto della campagna. Due istanze separate di un modello di intelligenza artificiale li hanno assegnati in modo indipendente su schede anonime, senza nomi né esiti. Abbiamo scelto il campione con criteri ragionati, quindi non rappresenta l’insieme delle elezioni americane. In un anno di onda democratica i democratici hanno vinto 21 sfide su 27. Il contesto pesa più delle parole. Il confronto descrive associazioni fra linguaggio ed esito. Per misurare l’effetto del linguaggio sul voto servirebbe un esperimento.

Che cosa ha il vincitore più dello sconfitto

Per ogni dimensione abbiamo contato le sfide in cui il vincitore ha un punteggio più alto dell’avversario, quelle in cui i due pareggiano e quelle in cui prevale lo sconfitto. Abbiamo confrontato i due avversari dentro la stessa sfida, quindi a parità di territorio, carica e anno. Con i filtri si possono ripetere i controlli di robustezza descritti nel dossier.

vincitore più altoparisconfitto più alto

Tratti di partito e tratti di candidato

I democratici hanno vinto 21 sfide su 27, quindi una caratteristica tipica del loro linguaggio compare più spesso fra i vincitori anche se non ha alcun effetto sul voto. Per controllare questo effetto abbiamo confrontato le sfide vinte dai democratici con quelle vinte dai repubblicani. Un tratto di partito si rovescia quando vince l’altro schieramento, mentre un tratto del candidato che vince resta dalla parte del vincitore.

21 sfide vinte da democratici6 sfide vinte da repubblicani

Il saldo è la differenza fra le sfide in cui il vincitore supera lo sconfitto e quelle in cui accade il contrario, divisa per il numero di sfide del gruppo. I repubblicani hanno vinto soltanto sei sfide, troppo poche per una conclusione, quindi il confronto vale come indizio.

Sfida per sfida

Scegli una sfida per confrontare i due candidati: esito, storia personale, una frase della campagna e il profilo sulle quattordici dimensioni.

Che cosa palesemente non ha funzionato

Nessuna fonte misura l’effetto dei singoli episodi sul voto. Le cronache documentano reazioni, rimonte e spiegazioni date dopo il voto. Gli elettori non hanno punito la durezza in sé: Jon Ossoff in Georgia, Katie Hobbs in Arizona e Pete Ricketts in Nebraska conducono campagne molto aggressive e vincono. Gli episodi meglio documentati riguardano attacchi alla biografia dell’avversario, frasi che rivelano disprezzo o impreparazione e una storia personale contraddetta dai fatti.

Quattro criteri per chi comunica

Il destinatario

Il messaggio nomina persone e luoghi in cui si riconosce il pubblico: chi paga la bolletta, chi lavora nei campi, chi aspetta in un pronto soccorso. Un destinatario generico lascia ciascuno fuori dal messaggio.

La prova

La promessa non distingue nessuno, perché tutti promettono. Distingue invece la ragione che rende credibile chi promette: un mestiere, un’esperienza vissuta, un risultato verificabile.

La direzione

La critica indica il problema, la possibilità indica dove andare. I vincitori attaccano quanto gli sconfitti, ma accanto alla critica offrono più spesso una prospettiva di miglioramento.

L’attacco

Nei casi esaminati le critiche alle scelte pubbliche dell’avversario non risultano controproducenti. Un attacco alla sua biografia, alla sua famiglia o al suo lavoro rischia invece di rafforzare la prova che il candidato vuole colpire.

Il metodo in breve

Il campione comprende le 12 sfide della prima edizione, scelte per varietà di carica. A queste abbiamo aggiunto 20 sfide con un criterio fissato prima di leggere i materiali: tutte le corse al Senato e per i governatori classificate Toss-up o Lean da almeno uno fra Cook Political Report, Sabato’s Crystal Ball e Inside Elections. Quattro sfide sono entrate anche per il loro esito sorprendente e soddisfano lo stesso criterio. Cinque sfide nuove restano fuori dal confronto, perché le fonti raccolte non attribuivano l’esito o non nominavano la vincitrice.

Per ogni candidato abbiamo raccolto resoconti di dibattiti, copioni di spot, interviste e comunicati, ciascuno con data, URL e giudizio di affidabilità. Da ogni profilo abbiamo ricavato una scheda anonima. Due valutatori indipendenti hanno assegnato i punteggi su dieci dimensioni da 1 a 5 e su quattro indicatori da 0 a 2. Con il kappa ponderato abbiamo misurato fra i due un accordo compreso fra 0,66 e 0,92. Per ogni dimensione usiamo la media dei due punteggi.

Riportiamo la prova dei segni come indicatore descrittivo su 14 confronti, senza correzione per i confronti multipli. Il risultato più solido riguarda la vita locale, che supera anche la correzione. Una prima codifica gonfiava i punteggi di uno o due punti, perché i valutatori conoscevano gli esiti. L’abbiamo sostituita con la codifica cieca.

Dossier completo. Il dossier con il metodo, le 32 schede, le tabelle e circa 250 fonti con giudizio di affidabilità: scarica il PDF.

Rilevazione del 4 novembre 2026. Percentuali di voto parziali alla mattina del 4 novembre. Diesis Group Srl, Milano.