25 Agosto 2026

Veneto in stato di pericolosità per incendi. Bigai (Associazione Ebs): “La prevenzione è sempre più determinante. La manutenzione del territorio argina l’emergenza”.


25 agosto 2026 – Il cambiamento climatico sposta sempre più a Nord l’attenzione su fenomeni come il caldo estremo e il rischio di incendi, e in Veneto la conferma arriva ormai dai fatti: dal 13 agosto la Regione ha dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi lungo tutta la fascia litoranea e in numerosi comuni dell’entroterra, dopo settimane di ondate di calore che hanno fatto registrare punte fino a 40 gradi, condizioni un tempo tipiche del Mezzogiorno e oggi sempre più frequenti anche nelle regioni settentrionali. L’emergenza si è estesa al Friuli Venezia Giulia, dove un incendio divampato sul Monte Amariana, in Carnia, ha bruciato per circa due settimane, danneggiando circa 800 ettari di superficie prima di essere domato. Altri episodi si sono verificati sul Carso.

A tal proposito, interviene l’Associazione EBS (Energia da biomasse solide) che è presente in Veneto con i propri associati tra le province di Belluno, Rovigo e Venezia: CEB (Castellavazzo, Longarone), Sicet (Ospitale di Cadore), Triera Power (Venezia) e Zignago Power (Fossalta di Portogruaro, Bagnolo di Po). Queste realtà gestiscono impianti industriali strategici per il territorio, producendo energia rinnovabile che viene immessa nella rete elettrica nazionale e presidiando la gestione circolare dei residui legnosi e agroindustriali della regione. In virtù della conoscenza delle peculiarità locali, Ebs intende portare con forza e spirito costruttivo all’interno del dibattito regionale la proposta del potenziamento e dell’ottimizzazione della manutenzione del patrimonio forestale attraverso la gestione della biomassa residuale anche in ottica di prevenzione ambientale.

I dati Ispra aggiornati al 28 luglio 2026 confermano la gravità della stagione in corso: dall’inizio dell’anno sono stati rilevati da satellite oltre 1.070 grandi incendi boschivi in Italia, per una superficie complessiva di circa 741 km². Solo nella seconda metà di luglio il ritmo di propagazione è arrivato a circa 225 km² bruciati al giorno a livello europeo, anticipando il consueto picco stagionale di fine luglio-inizio agosto. Il fenomeno resta concentrato per quasi tre quarti della superficie in Sicilia, Calabria e Puglia, ma i segnali della sua espansione verso Nord si moltiplicano: nei primi sette mesi e mezzo del 2026 i Vigili del Fuoco del Veneto hanno effettuato oltre 10.000 interventi legati a incendi, mille in più rispetto allo stesso periodo del 2025, e gli interventi su sterpaglie e vegetazione hanno già superato, a metà agosto, il totale dell’intero 2025.

Il Presidente di Ebs, Andrea Bigai, dice: “Il cambiamento climatico non conosce più confini regionali: quello che fino a ieri era un rischio legato soprattutto al Sud oggi riguarda pienamente anche il Nord. Prevenire significa sottrarre in tempo il materiale infiammabile dai campi e dalle aree forestali, trasformando residui e ramaglie in energia rinnovabile e programmabile”.

La prevenzione non è solo un atto di tutela ambientale e, prima ancora, di contenimento del rischio per l’incolumità di persone e animali, ma una scelta di buona amministrazione: gli incendi generano costi pubblici e privati elevatissimi, che gravano sulle casse regionali dalle operazioni di spegnimento e bonifica fino al ripristino dei terreni e al risarcimento dei danni agricoli e turistici.

L’Associazione Ebs sottolinea come le ordinanze e i divieti di abbruciamento in campo siano strumenti fondamentali per la sicurezza, ma rischiano di rimanere parziali se non supportati da una filiera logistica ed economica stabile, in grado di assorbire e gestire la biomassa residuale. Se lasciati abbandonati a terra nei campi o lungo i margini stradali, i residui delle potature e il materiale secco diventano combustibile per gli incendi.

L’invito di Ebs, che a livello nazionale rappresenta i principali produttori industriali con 20 impianti superiori ai 5 MW e oltre 330 MWe installati, è a valorizzare il settore come una vera e propria infrastruttura di protezione territoriale.

“Il Veneto e il Nord in generale hanno vissuto per decenni le precipitazioni regolari e le estati miti come un dato acquisito. Lo stato di grave pericolosità dichiarato in queste settimane conferma che quella fase è alle spalle: anche qui la biomassa residuale può diventare parte della soluzione, alimentando la rete elettrica nazionale con energia rinnovabile e programmabile e contenendo il più possibile il rischio di incendi”, conclude Bigai.

Sito web Ebs: https://biomasseenergia.eu/